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La notte accende le stelle


Autore:
P. Andrea Panont
Editore: Editrice Velar
Pagine: 95
Anno: 2010
Prezzo: € 3,50

 

Prefazione

Imbattersi anche in uno solo dei molti scritti di Andrea Panont è un’esperienza così speciale che, a un certo punto della lettura di queste limpide storie di vita, non puoi più staccartene. E non solo per lo stile sobrio e incisivo, ma soprattutto perché ti senti scavare dentro.

Di questo dobbiamo esser grati all’Autore, che in tutti i modi, frugando tra i mille rivoli dell’animo umano, ci ricorda - richiamando innanzitutto se stesso - che la vita ha senso se vissuta "per amore". Fuori da questo orizzonte c’è tanta sofferenza..., quell’inquietante solitudine di chi non sa più dove andare, verso quale meta, con chi, per che cosa.

Uomo globalizzato e sempre più solo, perché rinchiuso su se stesso. Un uomo post-moderno, fiero della sua scienza e del suo progresso, ma che, pa radossalmente, ha paura dell’amore. Non a caso la solitudine è uno dei temi trasversali di molta letteratura contemporanea, da Octavio Paz nel suo Il labirinto della solitudine, a García Márquez in Cent’anni di solitudine.

È da questa angolatura, a mio parere, che si comprende anche il titolo di questi brani di vita.

La notte accende le stelle: invocante appello a uscire da se stessi per amore di "altro", di "altro da sé". Perché, parafrasando una frase di Max Scheler, il "tu" accende l’"io", l’identità del singolo è sempre preceduta dall’esserci del "Noi"."Esserci" è soprattutto un "essere con", "in relazione", "essere dialogico", altrimenti l’uomo non sarebbe.

Infatti, fin dagli albori, la più inquieta e nobilissima domanda che ogni uomo pone incessantemente al suo simile è sostanzialmente sempre la stessa: "Ma tu, mi ami?". Bisogno profondo, inscritto nel DNA di ogni uomo e di ogni donna della terra, come afferma Chiara Lubich: di ascolto, di attenzione, di conferma, di sguardi accoglienti, di perdono. E chiunque sappia cogliere questo grido d’invocazione viene a trovarsi di fronte all’essenza stessa dell’uomo e del suo processo di crescita, faccia a faccia con il bisogno più radicato di ogni uomo: quello di essere amato.

"Qualcuno mi ama?". Dolce o straziante, supplichevole o provocatoria la domanda - riconosciamolo - è scomoda per coloro che hanno tutto investito nel tornaconto personale, nelle logiche di mercato o di potere. Che cosa capiterà a quell’essere se io non mi prendo cura di lui?" si chiede Hans Jonas, per cui la domanda "Qualcuno mi ama?", naturalmente, chiede che qualcuno vi risponda.

Così, ai nostri occhi si potrà svelare la parte più nobile e pura di quell’essere, la sua impronta originaria, intima vocazione al Cielo. È uno sguardo che sa penetrare come sguardo spirituale. Solo a questo livello di relazione-comprensione proveremo la commozione vera, non quella superficiale, emotivistica e salottiera martellata dai media, ma profonda e umanissima per la grandezza di questo essere. Nessuno stipendio, nessun avanzamento di grado, nulla può competere con la felicità spirituale che ci può derivare da questa ineffabile, continua riscoperta.

Su questa scia, l’acuto spirito di osservazione di Andrea Panont, puntiglioso sguardo, innamorato dell’essere umano, non dà tregua, incalza e porta il lettore a continue immersioni ed emersioni, dentro di sé e fuori di sé.

Dentro l’umano e dentro il divino. Perché, per comprendersi occorre comprendere, e per volersi be-ne occorre voler bene. Un provocante invito (come quello di Immanuel Kant in Critica della ragion pratica) a "perderci" in questo Cielo stellato, sopra di noi e dentro di noi.

Serve un nuovo sguardo, uno sguardo innamorato dell’Amore, come il tutto della Vita. E di cui far tesoro. Bene donato e bene ricevuto. Sicuri di quel centuplo evangelico che, al di là di ogni aspettativa, ritorna a noi, non tanto in beni materiali ma in felicità.

Da qui la nostra stessa resurrezione, che è ripresa, cammino insieme ad altri, percorso di comunione, dove la parola, il gesto, lo sguardo si fondono e si riprendono più in alto, oltre sé, alla ricerca del Vero Altro, di quell’Amore di chi, avendo amato per Primo, invita tutti ad uscire dalla nostra latenza e solitudine, e a ricominciare ad amare.

Michele De Beni
Pedagogista, psicoterapeuta
Scuola Internazionale di Scienze dell’Educazione (SISF)
Mestre-Venezia